Roma, 1 ottobre 2026 – Le infezioni correlate all’assistenza non sono soltanto un problema clinico. Sono anche una questione di organizzazione, sicurezza, gestione del rischio, formazione e, quando l’infezione diventa oggetto di contenzioso, di corretta documentazione delle misure adottate.
È questo il filo conduttore dell’evento formativo “Infezioni correlate all’assistenza e responsabilità sanitaria. La gestione del tessile: prevenzione, appalti, prova processuale”, organizzato da Auxilia Iuris in collaborazione con Assosistema Confindustria, che si è svolto il 1 ottobre a Roma, nella storica e prestigiosa cornice di Palazzo Wedekind.
L’incontro è stato anche l’occasione per presentare il secondo volume della collana I Quaderni di Auxilia Iuris, un percorso che – in questo caso – mette in relazione il profilo sanitario delle infezioni correlate all’assistenza con quello organizzativo, contrattuale e giuridico.
Ad aprire i lavori con i saluti istituzionali è stato Marco Squassina, presidente di Assosistema Confindustria. La successiva tavola rotonda, moderata dalla prof.ssa avv. Giovanna Marzo, ha riunito competenze sanitarie, scientifiche e giuridiche, con la partecipazione del dott. Umberto Fiandra, del prof. avv. Sergio Foà e del prof. Roberto Lombardi.
A delineare il quadro epidemiologico e organizzativo delle infezioni correlate all’assistenza è stato il dott. Umberto Fiandra, direttore sanitario del Presidio Ospedaliero Sant’Anna e, ad interim, del Presidio Infantile Regina Margherita dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino.
La definizione stessa di ICA restituisce l’ampiezza del fenomeno: si tratta delle infezioni acquisite in ospedale e in altri ambiti assistenziali non presenti, né in incubazione, al momento dell’ingresso nella struttura sanitaria. Sono comprese le infezioni che si manifestano dopo la dimissione ma riferibili per tempo di incubazione al ricovero, e le infezioni che il personale sanitario può contrarre nell’assistenza ai malati.
Il fenomeno presenta un impatto clinico, economico e giudiziario significativo. Per l’Italia, il rapporto ECDC relativo al biennio 2022-2023 indica una prevalenza delle ICA del 7,5%, a fronte del 6,8% della media europea. Dietro ogni infezione vi è l’interazione di tre elementi: un microrganismo infettante, un ospite suscettibile e un mezzo di trasmissione. È proprio su questa catena che intervengono le strategie di prevenzione e controllo.
In questo quadro assume un ruolo centrale la Direzione sanitaria delle strutture, cui viene ricondotta la responsabilità di identificare gli eventi sentinella, coinvolgere gli operatori, valutare l’efficacia delle misure di controllo, recepire le normative e promuovere progetti di miglioramento dell’assistenza. La prevenzione diventa quindi anche una questione di governance: procedure, responsabilità, formazione, verifiche e tracciabilità devono concorrere a costruire un sistema capace di intervenire prima che l’infezione produca conseguenze.
È in questo passaggio che l’ambito del tessile sanitario assume una particolare rilevanza. Il dott. Fiandra dedica uno specifico approfondimento al servizio di lavanolo, distinguendo tra pulizia, igienizzazione, disinfezione e sanificazione e richiamando il quadro dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) per il ricondizionamento, la logistica e il noleggio dei dispositivi tessili e della materasseria.
La gestione del tessile, dunque, non viene presentata come una semplice attività accessoria rispetto all’assistenza sanitaria. Al contrario, entra a pieno titolo nella filiera della qualità e della sicurezza: il servizio comprende infatti fasi che vanno dal ritiro degli articoli al lavaggio, dalla sanificazione alla sterilizzazione, fino alla riparazione, stiratura, piegatura, confezionamento e riconsegna. “Se volete un prodotto di qualità, tutti i passaggi devono essere di qualità!”, così il dott. Fiandra in chiusura del suo intervento.
Particolarmente significativo è il collegamento con il sistema degli appalti pubblici. Ad approfondire il tema è stato il prof. avv. Sergio Foà, professore ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università degli Studi di Torino. Dopo una breve introduzione circa la disciplina applicabile agli appalti per tessile, il professore ha declinato le varie tipologie di appalto (fornitura, noleggio e lavanolo). Le gare di appalto sono spesso insidiose e presentano alcune possibili problematiche (requisiti sproporzionati e analisi economica): se non funziona bene tutta la filiera di appalto, i danni da contenzioso, la perdita da disservizio e conseguenti ricadute economiche sono dietro l’angolo. Di grande importanza è il cosiddetto principio di risultato, che evidenzia come gli appalti debbano essere eseguiti nella massima tempestività, con il miglior rapporto prezzo-qualità e nel rispetto dei principi di trasparenza. Ne deriva una visione nella quale qualità sanitaria, qualità prestazionale e sostenibilità ambientale si incontrano: una prospettiva esplicitamente ricondotta alla logica “One Health”.
L’intervento ha poi portato alla luce quali siano i criteri da seguire nella gestione degli appalti per il servizio di lavanolo, quali siano le specifiche tecniche che ciascun bando deve prevedere. I CAM, secondo quanto illustrato, presentano alcuni rischi pratici come l’ineffettività, il concetto di anti-concorrenzialità e il meccanismo di payback sanitario.
Un ultimo passaggio riguarda l’esigenza di collegialità in ambito di controllo delle prestazioni eseguite, visto il coinvolgimento di tante funzioni e interessi. La moltiplicazione di figure garantisce sì una scissione di responsabilità non cumulando tutto su una figura, ma d’altro canto frammenta la coerenza della scelta amministrativa.
L’approfondimento della prof.ssa avv. Giovanna Marzo, professore aggregato di Diritto Privato presso l’Università degli Studi di Torino e Presidente Associazione Auxilia Iuris, ha riguardato quale sia nel concreto la responsabilità civile da contagio e la prevenzione dei rischi processuali. Dopo una prima introduzione sui principi generali declinati nella Legge n. 24/2017 (Legge Gelli-Bianco), la relatrice ha posto l’attenzione sull’aspetto dell’equiparazione tra struttura sanitaria e sociosanitaria e tra il concetto di pubblico e privato applicato al mondo sanitario. Non è sufficiente limitarsi a pensare al paziente come “danneggiato” ma la tutela coinvolge tutti gli esercenti la professione sanitaria, i caregiver, i familiari che accompagnano un proprio congiunto durante la prestazione sanitaria. Per questo motivo diventa fondamentale il passaggio da rischio clinico a rischio sanitario.
Attraverso l’analisi di alcune sentenze, vengono illustrate le varie possibili reazioni del nostro Ordinamento alla manifestazione di eventi avversi relativi all’inadempimento del contratto di spedalità o assistenza i cui primi riferimenti vengono dalla Cassazione nei primi anni 2000. L’articolo 1 della Legge Gelli definisce chiaramente il tema della sicurezza delle cure e di tutte le attività finalizzate al controllo, monitoraggio e prevenzione dei rischi: questo processo deve necessariamente passare dalla redazione e formalizzazione di documentazione adeguata, protocolli, procedure, prestazioni effettuate, modalità di condotta. A seguito di un evento avverso, la “questione della prova” diventa di primaria importanza ed è fondamentale che la Struttura Sanitaria, o anche l’Appaltatore (per il servizio di lavanolo, ad esempio), non solo sia dotata nel presente di protocolli che certifichino la prevenzione e le procedure, ma abbia custodito la documentazione del passato che provi la buona condotta dell’ente.
Come accennato già dalla professoressa Marzo, il concetto di rischio sanitario comprende la tutela non solo dei pazienti ma anche degli operatori sanitari. La relazione del prof. Roberto Lombardi, già ISPESL e già presso il Dipartimento Innovazioni Tecnologiche di INAIL nonché presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II di Napoli, parte dal presupposto che la prevenzione delle ICA debba comprendere anche la tutela dei lavoratori esposti al rischio biologico.
In questo contesto, Lombardi porta l’attenzione sulla divisa dell’operatore sanitario, prospettandone, soprattutto nelle aree critiche, la possibile qualificazione come dispositivo di protezione individuale. La divisa, al giorno d’oggi, deve essere considerata come il primo DPI a tutela del personale. L’analisi richiama la disponibilità di indumenti riutilizzabili, sottoposti a numerosi lavaggi, e ne descrive requisiti tecnici e prestazionali. La scelta di un DPI – viene sottolineato – deve essere correlata al tipo di esposizione, alle modalità di trasmissione dell’agente patogeno, al compito da svolgere, alle precauzioni di isolamento e anche a caratteristiche quali durevolezza ed ergonomicità. La presentazione richiama inoltre specifiche norme tecniche relative alle proprietà dei tessuti, alla resistenza alla penetrazione dei liquidi e alla valutazione dell’attività antibatterica e antivirale.
L’intervento del professor Lombardi ha esteso il ragionamento anche alle tecnologie innovative per la disinfezione degli ambienti sanitari. Dopo un accenno sui sistemi di disinfezione per nebulizzazione e aerosolizzazione, viene sottolineata la necessità che l’efficacia dei prodotti e delle apparecchiature sia dimostrata attraverso metodologie standardizzate e verifiche sperimentali conformi alle norme tecniche di riferimento. Il principio è quello della misurabilità dell’efficacia: per la disinfezione vengono richiamate diverse norme europee relative all’attività battericida, virucida, fungicida, micobattericida e sporicida. Tra le innovazioni citate figura anche l’impiego di acqua ozonizzata stabilizzata generata in situ, per la quale viene tuttavia sottolineata la necessità di verificare sia l’efficacia disinfettante sia l’assenza di condizioni di esposizione a ozono incompatibili con la tutela della salute.
Il pomeriggio formativo di Palazzo Wedekind ha quindi evidenziato – come specificato in chiusura proprio dalla professoressa Marzo – l’esigenza comune di creare incontri formativi e percorsi interdisciplinari tra giuristi, medici e addetti al settore al fine di migliorare il grado di conoscenza. E proprio in questa direzione si colloca il progetto de “I Quaderni di Auxilia Iuris”: il valore dell’iniziativa è infatti quello di portare al servizio della comunità competenze differenti per una più rapida comprensione e risoluzione del problema.




