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La Tecnologia ha ormai un ruolo centrale all’interno del mondo della Sanità.

Tale percezione si concreta, e assume maggiore evidenza, prendendo atto del consistente sviluppo dei dispositivi tecnologici indossabili e delle App mediche scaricabili dai principali store digitali, le quali permettono di tenere sotto controllo la propria salute in modo costante.

E’ di questi giorni l’enfasi mediatica riguardante un piccolo biosensore da posizionarsi sotto pelle, realizzato presso il Politecnico Federale di Losanna, tramite il quale sarà possibile misurare dati riguardanti il colesterolo, la glicemia, il livello di farmaci nel sangue (e altro ancora). I risultati verranno trasmessi allo specialista, tramite smartphone, in tempo reale, permettendogli di monitorare a distanza lo stato di salute del paziente.

Parimenti in questi giorni, inoltre, all’Ospedale Molinette di Torino un epatologo visiterà un paziente affetto da cirrosi per la prescrizione di nuovi farmaci antivirali per l’epatite da virus C e un gastroenterologo lo accompagnerà nella sala semintensiva dove vengono ricoverati i pazienti con grave insufficienza epatica prima del trapianto. Tutto ciò sarà condiviso con altri 25 medici grazie al supporto da remoto tramite i Google Glass, occhiali “a realtà aumentata” dotati di display ad alta definizione montato su lente.

Già utilizzati per interventi chirurgici, i Google Glass non sono ancora impiegati nella clinica medica. L’utilizzo in tal senso aumenterà in modo esponenziale l’efficienza e l’efficacia della attività dei medici, permettendo a coloro che si trovano distanti di vedere e sentire ciò che si vede e si sente in loco, evitando sprechi di tempo e consentendo ai partecipanti di condividere manovre ed esperienze anche fuori dall’Ospedale.


 

La massima. La Corte di Cassazione, nella sentenza 14630/2015, afferma che “il nesso di causalità rappresenta la relazione probabilistica e concreta (svincolata da elementi soggettivi) tra un determinato comportamento e il determinato danno che ne consegue; mentre tutto ciò che attiene alla dimensione comportamentale (soggettiva) - come, ad esempio, la capacità di previsione e prevenzione del danno - inerisce alla sfera della colpevolezza.

Il fatto. Una paziente, a seguito di risonanza magnetica, effettuata presso una Usl, apprende di essere affetta da microadenoma ipofisiario nella emiporzione destra della ghiandola, con conseguente galattorrea e alterazione del ciclo mestruale. Tale patologia viene seguita dai sanitari appartenenti all’Istituto Fisioterapico Ospedaliero, i quali consigliano alla paziente di sottoporsi ad un intervento di escissione del microadenoma, nella prospettiva (da lei rappresentata) di una seconda gravidanza. La paziente viene così sottoposta ad intervento chirurgico per la asportazione transfenoidale del microadenoma e dimessa il giorno seguente l’intervento. Nella relazione di dimissione viene evidenziata l'insorgenza post-operatoria di un diabete insipido. In aggiunta a tale disturbo, che persiste, viene diagnosticata alla paziente, a seguito della seconda gravidanza, una tireopatia.

La pretesa risarcitoria. A giudizio del consulente medico-legale della paziente, i postumi insorti sono da ricondurre all'errore compiuto dal medico chirurgo nell'esecuzione dell'intervento chirurgico di escissione del microadenoma, non essendo stato completamente asportato il microadenoma ed essendo stata lesa una parte di tessuto sano; la paziente chiede pertanto -  nei confronti del medico chirurgo che aveva effettuato l’intervento,  e nei confronti dell’Istituto Fisioterapico Ospedaliero - il risarcimento del danno biologico (nella misura del 35%) e del danno patrimoniale.

Il Primo grado. Il Tribunale accoglie la domanda risarcitoria della paziente.

Il Secondo grado. La Corte d’Appello, in riforma della pronuncia del Tribunale, accoglie i gravami proposti dal medico chirurgo e dall’Istituto Fisioterapico Ospedaliero, rigettando la domanda risarcitoria della paziente.

La Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione conferma la sentenza di secondo grado. La Corte evidenzia come l’impianto motivazionale adottato dai giudici d’Appello sia corretto, avendo essi ritenuto, in modo conforme alle risultanze degli accertamenti peritali, che, “pur trovandosi il danno lamentato dalla paziente in indiscutibile rapporto causale con l'intervento chirurgico, non è configurabile una condotta colposa in capo al medico chirurgo, a carico del quale non sono emerse note di imperizia, imprudenza o negligenza, e al quale non sono ascrivibili errori tecnici nella scelta e nella esecuzione dell'operazione”.

COMMENTO. La massima della Cassazione, riferita qui sopra, presenta un profilo di banalità e un profilo di interesse.

Il profilo di banalità consiste nella sua assoluta evidenza. La massima, infatti è palesemente conforme alla strutture delle norme giuridiche e ai principi generali del diritto: non sarebbe possibile dubitare che gli elementi di una fattispecie hanno una loro individualità e vanno accertati separatamente. Quindi, in tema di fatto illecito, l’elemento oggettivo del fatto, l’elemento oggettivo del danno, l’elemento oggettivo del nesso causale tra fatto e danno, l’elemento soggettivo della colpevolezza, la valutazione giuridica circa l’ingiustizia del danno, sono da accertare separatamente (senza che l’uno possa esonerare dall’accertamento di un altro). Tutto ineccepibile.

Il profilo di interesse sta nella evidenza del principio: richiamarlo specificamente significa conferirgli enfasi, per affidargli la funzione di un messaggio attenzionale. Anche senza volersi avventurare in “dietrologie” che in campo tecnico sarebbero fuori luogo, la massima della Corte di Cassazione è un forte richiamo a ricordare che, anche in tema di responsabilità sanitaria, la priorità di tutela della persona non può far sì che una responsabilità soggettiva venga trasformata in una responsabilità oggettiva. Quindi: la causazione di un danno non basta a tradursi in risarcimento, ma occorre il concorso della “rimproverabilità”. È un richiamo più che corretto: è un giusto argine verso una deriva pericolosa (orientata ad estendere in modo abnorme l’area della risarcibilità).


 

I fatti (come rappresentati dagli organi di informazione). Il Ministero della Salute è in procinto di presentare un disegno di legge al fine di diminuire la prescrizione, da parte dei medici, di prestazioni sanitarie considerate inutili. Al momento, sono 208 i farmaci e gli esami a rischio di “inappropriatezza”. L’elenco è stato consegnato dal Ministro della Salute Lorenzin ai sindacati dei medici: farmaci per il colesterolo, esami di laboratorio in regime di screening, prestazioni odontoiatriche, test radiologici, etc. La ratio del provvedimento è legata al problema della cd. medicina difensiva, l’atteggiamento auto-protettivo che può portare il medico a eccedere in prescrizioni, al fine di tutelarsi in caso di richieste risarcitorie e denunce da parte di pazienti.

I fatti (come rappresentati dal Ministro della Salute). Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla luce di proteste sollevatesi dall’ambiente medico, ha rilasciato numerose dichiarazioni, soprattutto in riferimento alle sanzioni previste nel caso di prescrizione inutile. Secondo il Ministro: “Le sanzioni amministrative scatteranno dopo un eccesso reiterato di prescrizioni inappropriate e solo dopo un contraddittorio con il medico che dovrà giustificare scientificamente le sue scelte. Se non lo farà, solo allora scatterà la sanzione”. In merito agli esami “tagliati”, il Ministro sottolinea: “Non è che sono stati tagliati la risonanza magnetica o la Tac. Andiamoci piano. Si vuole avere un’appropriatezza della prescrizione diagnostica: ovvero che le persone siano indirizzate a fare le diagnosi che servono e non quelle che non servono. In Italia l’eccesso di prestazioni costa allo Stato 13 miliardi di euro l’anno, soldi che potrebbero essere invece ridistribuiti nel Servizio sanitario nazionale per garantire un accesso migliore, ad esempio, alla diagnostica oncologica. Ci sono dei protocolli che definiscono come e quando fare le prestazioni diagnostiche. Sono definiti dalle società scientifiche e rivisti insieme al Consiglio superiore di sanità in base alle buone prassi. Per questo abbiamo avuto un confronto con i sindacati. Dopo, il medico che prende in carico il paziente può anche decidere di derogare quando ritiene necessario e fare più analisi, ma deve motivarlo”.

I fatti (come rappresentati dai medici). Nettamente critica la dichiarazione di Costantino Troise (segretario nazionale Anaao Assomed): “Non è compito della politica definire i criteri dell’appropriatezza clinica invadendo l’autonomia e la responsabilità dei medici”. Sulla questione si è espresso anche Pierluigi Marini (vicepresidente dell’Associazione dei chirurghi ospedalieri): “Il problema della prescrizione di esami inutili esiste, l’abbiamo denunciato più volte come effetto della medicina difensiva. Nonostante questo, ora i medici si trovano nella situazione paradossale di dover pagare per tutti. La soluzione proposta dal Ministro Lorenzin, infatti, non è accettabile perché mette i medici, ed in particolar modo i chirurghi, tra due fuochi: quello del rischio del contenzioso legale, ormai insopportabile, e quello delle sanzioni per la prescrizione di esami inutili”. Tra le prese di posizione che sono state espresse (da medici) con toni cautamente adesivi nei confronti dell’orientamento ministeriale, va segnalata la posizione di Umberto Veronesi: “Certo è  che una pena sull’inappropriatezza non è la soluzione ideale, ma, se correttamente applicata, può essere una via d’uscita, una specie di mano tesa al medico per uscire dall’impasse della medicina difensiva che è, lo ripeto, una minaccia reale per la qualità del nostro sistema sanitario, che fino ad ora sta resistendo nella sua eccellenza, malgrado la situazione di obiettive difficoltà di gestione dei costi e dei fondi disponibili”. Verosimilmente, le esperienze politiche maturate dal Prof. Veronesi sia come Ministro, sia come Senatore, lo hanno orientato a esprimersi con connotazioni vicine alla impostazione ministeriale più che in consonanza con la attuale communis opinio di ambiente medico.

Un piccolo rebus: iniziativa ministeriale o iniziativa regionale? Un interrogativo (anche se di minore portata) può riguardare la individuazione della “volontà politica” a cui attribuire la paternità delle iniziative sanzionatorie nei confronti dei medici (qualora responsabili di “prescrizioni inappropriate”). Il Ministro, in proposito, ha dichiarato: “Le sanzioni io non le volevo, le hanno volute le Regioni”. Il Presidente della Conferenza delle Regioni ha lamentato, in tali parole, una scorrettezza; e tale lamentela ha trovato risonanza in dichiarazioni da parte di Assessori e Coordinatori regionali. In seguito a ciò, il Ministro Lorenzin ha precisato: “Governo e Regioni hanno scritto insieme, dopo profonda mediazione, il testo concordato”.

Tutela verso le liti temerarie. Preso atto delle valutazioni negative, da parte della generalità dei medici, nei confronti degli attuali contenuti del provvedimento in itinere, il Governo sta valutando (quasi “compensativamente”) di inserire nella Legge di stabilità alcune misure contro le liti  temerarie nei confronti dei medici (soprattutto alla luce del fatto che nel 97% dei casi le denunce - ma non le azioni civili - finiscono con un nulla di fatto). Secondo fonti interne all’Esecutivo, nel momento in cui verrà varata una normativa di tutela nei confronti delle liti temerarie, solo allora si affievolirà il ricorso ad attività di medicina difensiva.

I punti nodali, da precisare tecnicamente. Per ora, sia la normativa in itinere sia le proposte mediatrici sono ancora in fase di comprensibile dinamismo.  È quindi opportuno, per un giudizio più accurato, attendere il momento in cui, al di là delle dichiarazioni programmatiche, verranno messe a punto formulazioni tecnicamente più precise soprattutto in tema di: “eccesso reiterato”, inappropriatezza delle prescrizioni, procedure di contestazione con particolare riguardo alle forme del contraddittorio, modalità della “giustificazione scientifica”, tipologia delle sanzioni. Temi non da poco, tutti delicatissimi.

 


 

Nella giornata di sabato 19 settembre, presso la fondazione Croce di Torino, si è svolto un Convegno, organizzato dalla Associazione Auxilia Iuris in collaborazione con l’Istituto Torinese di Psicologia, avente ad oggetto la testimonianza dei minori nei processi di abuso.

Il Convegno si è svolto in conformità al seguente programma:

  • dott. Massimo Carpignano (Vicepresidente dell’Istituto Torinese di Psicologia, Neuropsichiatra infantile, Psicoterapeuta, Consulente giudiziario): “La perizia sull’attendibilità dei minori: condizioni e procedure per la loro attendibilità; l’audizione protetta
  • dott.ssa Sandra Recchione (Consigliere Corte di Cassazione): “Le testimonianze dei minori: presentazione di casi giudiziari
  • avv. Anna Ronfani (Avvocato penalista): “La prova dichiarativa e il contraddittorio
  • dott. Davide Perego (Criminologo, Psicopatologo forense, Neuroscienze cliniche e del comportamento, Docente presso il COESPU-NATO Comando Generale Arma dei Carabinieri): “Psicologia, neuropsicologia e testimonianza dei minori
  • dott.ssa Elena Macario Crussi (Socio ITP, Psicoterapeuta, Consulente giudiziario): “L’intervista ai minori: il metodo e i protocolli CBCA e SVA

I relatori – insieme ad avvocati, psicologi e altri professionisti presenti – hanno affrontato problematiche delicate e di attuale importanza per le rispettive materie di indagine.

Durante i lavori del Convegno è stata più volte richiamata la Carta di Noto, un documento nato dalla collaborazione interdisciplinare tra avvocati, magistrati, psicologi, psichiatri, criminologi e medici legali dopo l’incontro “Abuso sessuale sui minori e processo penale”, tenutosi a Noto il 9 giugno 1996, e contenente le linee guida deontologiche per gli psicologi forensi.

La Carta di Noto, aggiornata nel 2002 e nel 2011, prendendo atto dell’introduzione di nuove normative, dei progressi della ricerca scientifica e del costante aggiornamento delle figure professionali coinvolte, specifica in concreto le modalità per la conduzione dell'audizione del minore e le modalità attraverso le quali può svolgersi la perizia per la valutazione della “attendibilità” e della “credibilità” del minore.

Il Convegno si è chiuso con un articolato dibattito, con chiarimenti e integrazioni sulle tematiche delle relazioni. I partecipanti hanno espresso apprezzamenti sulla feconda occasione di incontro, auspicando future collaborazioni per accrescere le reciproche conoscenze e capacità professionali.

Allegato: la Carta di Noto - edizione 2011

 


 

I fatti (come rappresentati dai migliori siti informativi). Durante un volo della Etihad Airlines da Abu Dhabi a Sydney, il passeggero A viene fatto sedere accanto al passeggero B. Quest’ultimo, afflitto da notevole sovrappeso e da forte tosse, tossisce con frequenza e con fuoriuscita di fluido dalla bocca. Trascorse cinque ore dalla partenza, il passeggero A, costretto ad assumere posture improprie per fronteggiare il disagio proveniente dal vicino (con peculiare riferimento alla emissione di fluidi), chiede al personale di bordo di poter cambiare il proprio posto, ma non viene accontentato. Dopo trenta minuti dalla infruttuosa richiesta, il passeggero A, in seguito a ulteriori lamentele, viene trasferito su un sedile riservato all’equipaggio; sedile che in seguito deve però abbandonare, “per ragioni di sicurezza”, tornando al posto precedente per rimanervi più di due ore (sino alla fine del viaggio).
Il passeggero A, a seguito di ciò - e, specificamente, adducendo le posture improprie assunte sul sedile per fronteggiare il disagio proveniente dal passeggero B - lamenta di aver subìto un aggravamento di precedenti lesioni alla schiena e di averne riportate di nuove.

Il passeggero A chiede dunque, alla compagnia aerea, un risarcimento di 227mila dollari australiani (pari a 160mila euro). NB: l’informazione si limita alla richiesta risarcitoria nei confronti della compagnia, e nulla risulta, per ora, circa altri rapporti o circa l’esito della richiesta.

I fatti (come rappresentati nell’ottica giornalistica corrente). La rappresentazione giornalistica si è focalizzata per lo più su due elementi, esposti in breve enunciazione: un passeggero si è trovato a dover viaggiare accanto a una persona obesa con forte tosse; a seguito di ciò, ha chiesto un cospicuo risarcimento.

Un commento (dal “cercatore di felicità” al “cacciatore di risarcimento”). L’episodio qui riferito presenta, senza dubbio, vari profili di interesse giuridico: Per esempio: quali diritti sono stati lesi nei confronti del passeggero A? Si tratta di lesioni contrattuali, oppure, nel contempo, si tratta di lesioni ai diritti della persona? Inoltre, chi ha leso tali diritti? Solo la compagnia (non garantendo al passeggero l’insediamento spettante) oppure vi è un concorso da parte del passeggero B (che può aver contribuito alla configurazione del fattore causale)? Infine, di quali danni si tratta? Si tratta di danni alla salute, o anche al benessere e all’agio del viaggio?
Ma non è su tali quesiti che si localizza l’interesse principale della notizia. L’interesse maggiore sta nel fatto che la gran parte dei giornali ha costruito la notizia presentandola in termini di “fatto curioso”, grosso modo nei termini seguenti: se si viaggia accanto a una persona obesa che, per di più, continua a tossire, c’è chi chiede il risarcimento del danni. Di quali danni si tratti, nelle rappresentazioni giornalistiche non emerge; cosicché, in mancanza di informazione circa l’aggravarsi e l’aggiungersi delle lesioni alla schiena, la percezione più immediata è che il danno sia consistito nel disagio di aver viaggiato così sgradevolmente.

In tale rappresentazione nulla di grave, ovviamente, trattandosi di una informazione limitata e, soprattutto, condizionata dalla natura del “pezzo giornalistico” (breve cronaca di “costume”). Tuttavia, tale semplificazione si traduce facilmente in una percezione sottesa: le persone hanno diritto a vivere tranquille e serene, cosicché ogni vulnus (grande o piccolo) può stare a fondamento di una pretesa risarcitoria (e ormai, verosimilmente, ci si muove in tal senso).
Traspare dunque, dal modo in cui l’episodio è rappresentato, l’idea che una condizione edenica sia concretamente “spettante” nella sua pienezza. Idea iperbolica, ovviamente, ma che vanta solide radici anche in fonti autorevoli e inaspettate: si pensi, per esempio, alla canonizzazione della “felicità” nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (“a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità”).

Ciò che sta accadendo, oggi, è tuttavia una stravolgimento di tale profonda aspirazione: e la deformazione si consolida in un percorso ideologico secondo cui ogni vulnus è innaturale ed è sempre colpa di qualcuno. E così ne viene una morale spicciola, tanto semplice quanto perniciosa: “se ti accade qualcosa che non va, la prima mossa da fare è cercare il cattivo soggetto che ti debba risarcire”.
I Professionisti in genere, e i medici in particolare, conoscono molto bene una mentalità di tal fatta, ne sperimentano le criticità e talvolta ne pagano le conseguenze.


 

La Cassazione, riferendosi all’art. 1 della Legge n. 164 del 1982 (secondo cui la rettificazione degli atti anagrafici può ottenersi “a seguito di intervenute modificazioni dei caratteri sessuali”) ha ritenuto che la rettificazione possa chiedersi non solo per intervenute modificazioni dei caratteri sessuali primari, ma anche (cumulativamente o alternativamente) per intervenute modificazioni dei caratteri sessuali secondari.


 

Il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, in data 26 luglio ha dichiarato all’ANSA: "Nella prossima legge di stabilità non è previsto nessun taglio lineare alla sanità ma solo un efficientamento del sistema, che produrrà risorse da destinare al miglioramento dei servizi, anche se una parte potrebbe essere usata per il taglio delle tasse".

Inoltre, commentando le dichiarazioni giornalistiche rilasciate da Yoram Gutgeld (Commissario governativo per la revisione della spesa) il Ministro ha precisato: "Gli interventi definiti dal Commissario sono tutti in base ai contenuti del Patto, dalla maggiore efficienza e produttività delle strutture e della medicina territoriale alla lotta alla medicina difensiva e alla trasparenza dei dati. Io ho sempre detto che in questo modo si possono ricavare più di dieci miliardi senza ricorrere a tagli lineari".

Il Ministro si occupa dunque, tra l’altro, di “medicina difensiva”: si tratta (anche se è inutile ribadirlo in questa sede) delle condotte con cui i medici – al fine di premunirsi avverso contestazioni, possibili in sede giudiziaria, di avere omesso esami o cure rilevanti – incrementano cautelativamente le prescrizioni, con un aggravio di spesa pubblica.

Peraltro, occuparsi di ciò in termini di “lotta alla medicina difensiva” suggerisce una riflessione. Una approccio così marcato, magari prospettando di accollare ai medici le spese eccedenti rispetto a una minuziosa regolamentazione per decreto (come ulteriormente in previsione), sembra non agevolare la serenità della professione medica, che verrebbe a muoversi in un crinale sottile tra due rischi: in difetto, il risarcimento del danno al paziente; in eccesso, il risarcimento del danno erariale; ma questo sentiero, tanto virtuoso quanto sottile, non è facile da individuarsi a priori nei casi concreti.

Sicuramente, un approccio integrato potrebbe consistere nel contrastare non solo “il fenomeno difensivo” ma soprattutto le situazioni che, stando a monte, ne sono la causa. Potrebbe giovare, tra l’altro, una legislazione che, secondo ragionevolezza e con bilanciamento degli interessi in gioco, rivedesse le norme sulla responsabilità professionale: in Parlamento, i progetti di legge già non mancano.


 

L’Alleanza per la Professione Medica è una associazione di recente fondazione (costituita nell’ottobre dello scorso anno), che è molto attiva nel difendere e nel promuovere la figura professionale del medico a partire dal profilo della autonomia decisionale; e in tal quadro esprime iniziative e formula proposte concrete a sostegno del ruolo centrale della professione, in stretto rapporto funzionale con la tutela della salute dei cittadini. Con l’intento di sensibilizzare gli organi e i soggetti competenti in tali problematiche, i sindacati dell’Alleanza per la Professione Medica (APM) hanno inviato al Ministro della Sanità, ai Presidenti delle Commissioni Sanità di Camera e Senato e alla Presidente FNOMCeO, un documento di rilievo (anche in rapporto all’eccessivo ritardo nel procedere dei lavori parlamentari sui numerosi progetti e disegni di legge pertinenti). Di tale documento si evidenziano e si richiamano, in sintesi, alcuni punti fondamentali.

L’abnorme sviluppo del contenzioso tra medico e paziente. Nel corso degli ultimi decenni, favorito anche dall’importazione dei modelli medico-legali anglosassoni, il fenomeno del contenzioso tra medico e paziente ha subito un notevole aumento, trovando risposta e accoglimento nella evoluzione giurisprudenziale.

Un presupposto culturale improprio: l’onnipotenza della scienza medica. Tra i vari fattori alla base di questa evoluzione culturale e giurisprudenziale vi è una diffusa identificazione della medicina come una pratica salvifica, la quale, nell’ottica di molti pazienti, dovrebbe garantire non solo la guarigione, ma parimenti un prolungamento (a volte irrealistico) della vita di ciascuno.

Problemi e conseguenze delle distorsioni in atto. Per far fronte alle crescenti spese legate ai rischi della professione medica e ai risarcimenti per i pazienti, le Aziende sanitarie e i medici si trovano a dover affrontare problemi (medicina difensiva, assicurazioni obbligatorie, personale precario) che rischiano di riflettersi negativamente in termini di minore attenzione verso la sicurezza dei pazienti e degli stessi operatori sanitari.

Alcune prospettive concrete. Secondo il documento dell’Alleanza per la Professione Medica, dovrebbero essere posti in atto interventi mirati alla soluzione delle varie problematiche secondo le seguenti direttive:

  • per quanto riguarda i medici dipendenti: così come l’imprenditore sopporta i rischi relativi all’attività d’impresa, parimenti lo Stato dovrebbe farsi carico degli errori che si verificano nelle Aziende sanitarie, salvo rivalersi, in via amministrativa, su chi ha commesso l’errore;
  • per quanto riguarda i medici libero-professionisti: l’assicurazione obbligatoria per la responsabilità di questi soggetti dovrebbe essere disciplinata analogamente a come accade in altri settori (ad esempio, l’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore).

Necessità di procedere rapidamente, in sede parlamentare, alla approvazione della normativa in itinere. Il documento dell’Alleanza per la Professione Medica conclude con l’auspicio di superare l’impasse parlamentare sulle proposte normative ferme da troppo tempo alla Camera: una situazione causata dai continui rinvii, da parte delle Commissioni Affari Sociali e Igiene e Sanità, relativamente alla stesura di un testo unificato in tema di colpa professionale.