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PAVIA - È in programma sabato 16 ottobre, a partire dalle ore 9,00 presso la sede dell’Ordine dei Medici di Pavia, in Piazzale Gaffurio, un convegno che tratta una tematica di attualità del diritto sanitario quale la nuova Legge n. 24/2017, nota come “Legge Gelli”, organizzato dall’Associazione di giuristi Auxilia Iuris di Torino.

Il convegno, dal titolo “Le Strutture Sanitarie a confronto con la Legge Gelli: obblighi della Struttura e opportunità di miglioramento qualitativo”, intende analizzare l’obbligo per tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie di implementare un modello organizzativo finalizzato allo svolgimento in forma pianificata di attività di prevenzione, monitoraggio e gestione del rischio sanitario.
Il convegno è accreditato per 3 crediti formativi ECM.

 

Per avere qualche informazione più dettagliata, abbiamo intervistato l’Avvocato Giovanna Marzo, Docente di Diritto Civile all’Università di Torino, responsabile scientifico dell’evento formativo.

Avvocato Marzo, per applicare la Legge Gelli la Struttura affronterà un costo. Ma, a fronte del costo, ci saranno vantaggi e, se si, quali?
Risposta: E’ innegabile che le Strutture si vedano costrette ad affrontare costi di riorganizzazione e di predisposizione di un metodo. Si tratta comunque di costi imposti, nel senso che la legge va rispettata e quindi le Strutture non avranno scelta. Il vantaggio conseguente però è davvero importante: sarà infatti migliore il rapporto con il paziente e la qualità del servizio reso; sarà più fluido e meno costoso il rapporto con la compagnia di assicurazione; sarà migliore anche il rapporto con i dipendenti e i collaboratori della Struttura. 


Quale sarà, secondo Lei, l’impatto del rispetto della normativa in questione sul contenzioso sanitario?
Risposta: L’impatto ci sarà sicuramente e sarà positivo: la legge Gelli vede bene nel futuro e si prospetta una riduzione drastica del contezioso. Mote liti originano proprio dalla difficoltà di prevenzione degli eventi e dalla mancanza di una cultura sulla sicurezza dell’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Fra i relatori, oltre all’Avvocato Marzo, presenti anche il Dott. Massimo Massimelli, esperto medico legale di Torino, ed il Dott. Fabio Gilardenghi di Alessandria, consulente nell’implementazione di modelli organizzativi in ambito socio-sanitario, che collabora già con diverse Associazioni del terzo settore del territorio.


Il convegno rappresenta un momento importante anche per Pavia, poiché una tematica così attuale e delicata sarà discussa all’interno di un momento formativo ed informativo, in cui i partecipanti potranno esporre il loro punto di vista su questo ambito che riguarda tutti gli utenti del Servizio Sanitario.

Per ulteriori informazioni ed eventuali iscrizione, vi rimandiamo al sito internet dell’Associazione Auxilia Iuris (www.auxiliaiuris.it) oppure mandando una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


 

 

Il Ministero della Salute ha confermato l’esigenza che la Legge Gelli trovi pronta e completa applicazione: negli ultimi giorni precedenti la pausa estiva sono stati emanati il Decreto recante titolo “Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie” (2 agosto 2017) e il Decreto recante titolo “Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità” (17 luglio 2017).

I due decreti, pur con oggetti differenti, sono funzionalmente collegati.

Il primo attiene alla individuazione e alla istituzionalizzazione dei soggetti (le Società e le Associazioni di cui all’art 5 della legge Gelli) idonei a svolgere attività di collaborazione con le istituzioni sanitarie, nonché (soprattutto) idonei a elaborare linee-guida dotate di valore giuridico.

Il secondo decreto, più ampiamente di quanto è indicato dal titolo del provvedimento, presenta due grandi linee di funzionalità. Anzitutto la funzione di monitoraggio, molto estesa, sia per quanto riguarda la fenomenologia dei rischi (eventi avversi ed eventi sentinella), sia per quanto riguarda la loro gestione, sia per quanto riguarda le buone pratiche per la sicurezza delle cure. A ciò si aggiunge la funzione propositiva (segnatamente nei confronti delle Regioni) circa le modalità di sorveglianza del rischio e le misure da adottare ai fini della prevenzione.

Al di là del collegamento funzionale (che si interseca su due aree centrali in tema di sicurezza nella sanità), i due provvedimenti si pongono all’attenzione degli Operatori in maniera molto diversa.

Il primo decreto, emanato in un tempo ordinariamente feriale, pone un termine di 90 giorni per la presentazione delle domande, cosicché ne deriva una notevole urgenza di gestione, perché il tempo è ridotto per valutare (da parte degli interessati) se sussistono le condizioni della domanda e, soprattutto, su come effettuare gli adeguamenti degli statuti che saranno necessari. Nel contempo, dalle discussioni che già si sono evidenziate in varie sedi, emergono alcuni problemi interpretativi che il decreto, a volte, pone, dando luogo a incertezze da cogliere e risolvere. Su altro piano, occorre rilevare le posizioni di alcune Società che prospettano la violazione di interessi giuridicamente tutelabili e, conseguentemente, prospettano ricorsi che (se presentati) estenderebbero l’area e i tempi delle incertezze.

Il secondo decreto, interpretativamente meno impegnativo, si segnala invece per l’ampiezza dell’intervento; cosicché, su di esso, si riscontrano perplessità diverse, che riguardano, particolarmente, la composizione organica dell’Osservatorio (organo la cui composizione è apparsa, ad alcuni, rigidamente “istituzionale”, e specificamente “ministeriale”, senza aperture a forme rappresentative dei soggetti esercenti le professioni sanitarie come era auspicato).

Infine, è da segnalare la clausola di stile secondo cui, pur a fronte delle notevoli estensioni funzionali (come del resto in coerenza con l’interessante evoluzione in atto), tutto ciò dovrebbe avvenire, come ormai di consueto, “senza nuovi o maggiori onere per la finanza pubblica”.

 

Per scaricare il testo integrale del Decreto Elenco delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie  clicca qui.

Per scaricare il testo integrale del Decreto Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità clicca qui.


 

La legge sulla nuova responsabilità professionale sanitaria è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 di venerdì 17 marzo: il c.d. disegno di legge Gelli/Bianco, così come modificato al Senato, è ora la Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie), che entrerà in vigore dal 1 aprile 2017.

E’ il 1768 quando il giurista inglese Sir William Blackstone, all’interno dei Commentaries on the Laws of England, utilizza per la prima volta il termine mala praxis, entrato poi nell’uso comune della materia medico-legale e conosciuto oggi come malpractice.

Soltanto a partire dal 1980 il fenomeno assume in Italia la rilevanza attuale. L’errore medico non è più considerato come una probabilità da accettare all’interno del rapporto di cura, ma inizia ad essere valutato come fonte di risarcimento a favore del paziente danneggiato. Il mirino è puntato sul medico e sulla struttura in cui opera. Come sappiamo, la facilità con cui le compagnie hanno offerto, per almeno vent’anni, il risarcimento, ha favorito l’incremento del contenzioso.

Successivamente, molti sono stati i tentativi di riordinare la materia dei risarcimenti sanitari, spesso affidata soltanto alle interpretazioni giurisprudenziali.

E’ in questo panorama che nasce il disegno di legge Gelli/Bianco. La ratio perseguita dalla legge è quella di ridisegnare il rapporto medico-paziente, ormai viziato da quasi un ventennio di altalenante giurisprudenza: il professionista deve poter recuperare la “sicurezza operativa” perduta, senza dover ricorrere a fenomeni distorsivi e dis-economici, come la c.d. medicina difensiva, che, da rifugio per il medico verso le possibili lamentele del paziente, si è ben presto trasformata in un esborso economico tra i più gravosi a carico dello Stato.

Le importanti novità introdotte dalla Legge n. 24/2017 interessano quattro aree:

  • il monitoraggio, la prevenzione e la gestione del rischio sanitario;
  • la responsabilità civile e penale degli operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici, etc.) nonché la responsabilità civile delle strutture sanitarie e socio-sanitarie sia pubbliche che private;
  • la produzione e la rilevanza giuridica delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali;
  • le polizze di assicurazione aventi ad oggetto la manleva per malpratica.

Stiamo progettando convegni e corsi sulla nuova Legge così che tutti gli operatori sanitari possano conoscere al meglio le regole dell’attività che quotidianamente svolgono senza troppi timori delle aggressioni dei pazienti.


 

L’esame finale del DDL sulla Responsabilità professionale si terrà in aula alla Camera il prossimo 28 febbraio, come calendarizzato durante la seduta di ieri.

L’esame era stato interrotto lo scorso 16 febbraio, dopo l’approvazione dei primi 5 articoli:

  1. Sicurezza delle cure in sanità
  2. Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute al Difensore civico regionale o provinciale e istituzione dei Centri regionali per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente
  3. Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità
  4. Trasparenza dei dati
  5. Buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle linee guida

Restano ancora da approvare i seguenti articoli:

Art. 6. Responsabilità penale dell'esercente la professione sanitaria
Art. 7 Responsabilità civile della struttura e dell'esercente la professione sanitaria
Art. 8 Tentativo obbligatorio di conciliazione
Art. 9 Azione di rivalsa o di responsabilità amministrativa
Art. 10 Obbligo di assicurazione
Art. 11 Estensione della garanzia assicurativa
Art. 12 Azione diretta del soggetto danneggiato
Art. 13 Obbligo di comunicazione all'esercente la professione sanitaria del giudizio basato sulla sua responsabilità
Art. 14 Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria
Art. 15 Nomina dei consulenti tecnici d'ufficio e dei periti nei giudizi di responsabilità sanitaria
Art. 16 Modifiche alla legge 28 dicembre 2015, n. 208, in materia di responsabilità professionale del personale sanitario
Art. 17 Clausola di salvaguardia
Art. 18 Clausola di invarianza finanziaria


 

Approvato in prima lettura alla Camera il 28 gennaio scorso, il DDL n. 2224 (Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie) era stato assegnato alla Commissione Igiene e Sanità del Senato l’11 febbraio.

Conclusosi l’esame degli emendamenti il 2 novembre, pareva prossimo l’approdo del testo alla Camera dei Deputati per la terza lettura.

Invece, dopo l’approvazione degli articoli 1, 2, 3, 5, 6 e 7, al Senato è mancato il numero legale per continuare la seduta. Il proseguio dell’esame del DDL, complice l’imminenza di importanti momenti politici, è stato così rinviato al 6 dicembre prossimo per essere meglio calendarizzato; ma sono ipotizzabili ulteriori differimenti (gli articoli del DDL sono in totale 18).

Critica la Presidente della Commissione Igiene e Sanità, la senatrice Emilia De Biasi: “Un provvedimento così importante non può essere sottoposto a uno spezzatino di sedute che ne dilazionano sine die l’approvazione. Non è serio per il valore del provvedimento e per la dignità dell’Aula”.


 

Martedì 16 febbraio 2016 inizierà al Senato, presso la Commissione Igiene e Sanità, l'esame del DDL Gelli - "Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario".

Si riporta la Nota Breve del Servizio Studi del Senato relativa al DDL in esame.


 

E’ stato approvato alla Camera dei Deputati il DDL Gelli in materia di responsabilità professionale del personale sanitario. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. 

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin definisce il DDL “un risultato storico, una svolta nella lotta alla medicina difensiva perché assicura l’equilibrio tra la tutele dei medici, che hanno bisogno di svolgere il loro delicato compito in serenità, e il diritto dei cittadini dinanzi ai casi di malasanità”.
Il Ministro aggiunge: “Cambia la responsabilità del medico sia da un punto di vista penale, poiché il medico non sarà più responsabile neppure per colpa grave se rispetta le linee guida, che civile, prevedendosi la natura extracontrattuale della responsabilità dei medici non liberi professionisti con conseguente inversione dell’onere della prova e dimezzamento del termine di prescrizione; viene, inoltre, introdotta l’azione diretta nei confronti dell’assicurazione; il tentativo obbligatorio di conciliazione pone un freno al proliferare dei contenziosi giudiziari; viene limitata, da un punto di vista della quantificazione, l’azione di rivalsa della struttura sanitaria nei confronti del medico; viene creato un fondo di garanzia per le vittime di malasanità”.

Per quanto attiene alla responsabilità professionale (penale e civile), sono due gli articoli fondamentali.

 

Art. 6 - Responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria:

“Dopo l’articolo 590-bis del codice penale è inserito il seguente:

ART. 590-ter. – (Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario) –

L’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività, cagiona a causa di imperizia la morte o la lesione personale della persona assistita risponde dei reati di cui agli articoli 589 e 590 solo in caso di colpa grave.

Agli effetti di quanto previsto dal primo comma, è esclusa la colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge”.

 

Art. 7 - Responsabilità della struttura e dell’esercente la professione sanitaria per inadempimento della prestazione sanitaria:

“La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose.

La disposizione di cui al comma 1 si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.

L’esercente la professione sanitaria di cui ai commi 1 e 2 risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile”.

 

Alcune tra le altre novità:

Assicurazioni. Il Ministero dello Sviluppo Economico, tramite decreto, individuerà i requisiti minimi e le caratteristiche di garanzia per le polizze assicurative delle strutture sanitarie. Tali requisiti dovranno essere individuati altresì per le forme di autoassicurazione e per altre analoghe misure di assunzione diretta del rischio. In caso di cessazione definitiva dell’attività professionale dovrà essere previsto un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi alla cessazione e riferite a fatti verificatisi nel periodo di operatività della copertura.

Azione di rivalsa: solo per dolo e colpa grave. L’azione di rivalsa, da parte delle strutture sanitarie, nei confronti dell’esercente la professione sanitaria potrà essere esercitata esclusivamente per dolo e colpa grave. 

Azione di rivalsa: riservata al giudice ordinario.  L’azione di rivalsa nei confronti dell’esercente la professione sanitaria deve essere esercitata dinanzi al giudice ordinario ed è esclusa la giurisdizione della Corte dei conti. 

Linee guida. Le linee guida hanno la valenza di “raccomandazione” per gli esercenti la professione sanitaria. Dovranno essere indicate dalle società scientifiche e dagli istituti di ricerca individuati con decreto del Ministro della Salute e iscritte in un apposito elenco, per essere successivamente inserite nel “sistema nazionale linee guida” e pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità.

Medici di medicina generale. La responsabilità di tipo extracontrattuale, con conseguente ribaltamento dell’onere della prova e prescrizione quinquennale, viene estesa anche ai medici di medicina generale.

Risk management. Il ruolo di coordinamento del risk management potrà essere svolto anche dai medici legali e da altro personale dipendente delle strutture sanitarie con adeguata formazione ed esperienza almeno triennale.


 

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 261 del 09.11.2015 sono state pubblicate le linee guida  per  le  procedure  inerenti  le  pratiche  radiologiche clinicamente sperimentate. Le linee guida, in attuazione delle previsioni dell’art. 6 comma 1 del decreto legislativo n. 187/2000, fissano i criteri di  riferimento per una migliore coordinazione tra la  prestazione sanitaria e la pratica radiologica, fornendo altresì raccomandazioni  e indicazioni operative ai medici prescriventi, nonché indicazioni utili a precisare funzioni e responsabilità, oltre che dei medici prescriventi, anche del medico radiologo, del TSRM e del fisico medico.

 

Il testo dell’appendice, nella parte relativa al consenso informato e al consenso implicito

La Appendice 2, allegata al Comunicato, è intitolata “Principi generali sul consenso informato” e merita di essere riportata per esteso:

 “Acquisire il consenso per un qualsiasi trattamento diagnostico (o terapeutico) rappresenta tipicamente un «atto medico», che come tale deve essere preceduto dalla raccolta accurata delle informazioni anamnestiche necessarie per confermarne indicazioni, accertarne controindicazioni, e valutarne necessità e appropriatezza (art. 35 del Codice deontologico 2014 «L'acquisizione del consenso o del dissenso e' un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile. Il medico non intraprende o prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato»). Il consenso informato pone il suo fondamento sul diritto, costituzionalmente garantito, di autonomia di scelta del paziente sul sottoporsi o meno a un trattamento sanitario. Elemento essenziale e sostanziale per una scelta libera e' rappresentato dalla preventiva corretta e adeguata informazione sull'indicazione/necessita' del trattamento, rischi e vantaggi dello stesso, rischi e vantaggi di possibili procedure alternative, e conseguenze prevedibili della mancata/ritardata esecuzione del trattamento, al fine di poter liberamente, autonomamente e consapevolmente esercitare la scelta se sottoporsi o meno al trattamento, ritenuto dal medico prescrivente appropriato, e, nel caso di accertamenti radiologici, giustificato. Il dovere di informare riveste per il medico prescrivente un obbligo fondamentale, tale da assumere il carattere di un dovere autonomo rispetto alla stessa colpa professionale, potendo persino prescindere dalla stessa sul piano delle possibili conseguenze negative a livello giudiziario. A parte il criterio generale presente nella legge n. 145/2001, che ha recepito la Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina (cui non hanno fatto seguito disposizioni regolamentanti), non esiste una disciplina specifica di riferimento, se non i numerosi riferimenti giurisprudenziali delle Corti di Merito. Si ritiene pertanto necessario fornire precise indicazioni con le presenti linee guida, al fine di evitare inutili appesantimenti formali e burocratici, con acquisizione di moduli prestampati di autorizzazione recanti in calce la firma dell'interessato per ogni singolo trattamento diagnostico e terapeutico attuato in caso di ricovero ospedaliero, che sul piano delle responsabilita' non rappresentano un elemento sufficiente di per sé a comprovare che il consenso al trattamento diagnostico sia stato effettivamente reso in maniera consapevole e informata da parte del paziente. Per ridimensionare e ridurre tale prassi burocratica appare opportuno individuare in maniera chiara gli esami diagnostici radiologici che, in regime di ricovero, per la loro ordinarietà' e routinarietà', quali indagini elettive generalmente conosciute, ridotta invasività, basso livello di esposizione, possono ritenersi universalmente conosciute rispetto alle principali indicazioni, e per le quali il consenso si possa ritenere implicito, senza ulteriori formalizzazioni rispetto al semplice atto di essersi sottoposti volontariamente all'esame, nel corso del ricovero. Si sottolinea che anche tale forma di consenso implicito richiede necessariamente la dimostrazione oggettiva che le necessarie informazioni per poter esercitare una scelta consapevole da parte del ricoverato sul sottoporsi o meno alla procedura siano state correttamente fornite dal medico prescrivente dell'esame radiologico, che deve aver preventivamente valutata la giustificazione e l'appropriatezza prescrittiva dell'esame, nel rispetto delle linee guida nazionali sotto la propria responsabilita'. Occorrerà pertanto l'acquisizione in forma scritta in cartella clinica delle informazioni fornite, corredate da firma autografa del ricoverato, apposta per presa visione delle informazioni, e del medico che raccoglie l'anamnesi”.

 

La figura del “consenso implicito”.

Nella parte finale dell’Appendice emerge il riferimento ad un particolare tipo di consenso, per gli esami diagnostici radiologici in caso di ricovero.

Tale consenso, qualificato “implicito”, non prevederebbe ulteriori formalizzazioni oltre al semplice atto del paziente di sottoporsi volontariamente all’esame radiologico.

Il consenso implicito avrebbe il fine di ridurre l’aggravio burocratico e di superare una prassi che ha prodotto una modulistica analitica e tuttavia non sempre adeguata.

Il consenso implicito, tuttavia, così come appare modellato, non dà l’impressione di semplificare le cose; e, soprattutto, non è agevole identificarlo come “semplice atto di sottoporsi volontariamente all’esame radiologico”.

 

Presupposti, forma, requisiti del consenso implicito: profili interpretativi.

Al di là del lodevolissimo intento semplificatore, l’interpretazione di quanto dispongono le linee-guida non è agevole.

Nella formulazione letterale (in tema di consenso implicito) vanno anzitutto evidenziati tre punti:

  • La tipologia degli esami: il consenso implicito è ammesso per “gli esami diagnostici radiologici che, in regime di ricovero, per la loro ordinarietà' e routinarietà', quali indagini elettive generalmente conosciute, ridotta invasività, basso livello di esposizione, possono ritenersi universalmente conosciute rispetto alle principali indicazioni”.
  • La definizione del consenso implicito: il consenso implicito è il consenso inducibile dal “semplice atto di essersi sottoposti volontariamente all'esame” (ma, come risulta dal punto successivo, tale “semplice atto” deve essere supportato da contenuti tipici e forma scritta).
  • La forma del consenso implicito: le linee-guida parlano di “acquisizione in forma scritta in cartella clinica delle informazioni fornite, corredate da firma autografa del ricoverato, apposta per presa visione delle informazioni, e del medico che raccoglie l'anamnesi (quindi: verbalizzazione, in cartella clinica, delle informazioni fornite; sottoscrizione della verbalizzazione da parte del ricoverato, apposta per presa visione delle informazioni fornite; sottoscrizione da parte del medico che raccoglie l’anamnesi).

Fin qui, tutto abbastanza chiaro, ma occorre considerare a parte un punto ulteriore:

  • La “dimostrazione oggettiva” delle informazioni fornite dal medico prescrivente. “Tale forma di consenso implicito richiede necessariamente la dimostrazione oggettiva che le necessarie informazioni per poter esercitare una scelta consapevole da parte del ricoverato sul sottoporsi o meno alla procedura siano state correttamente fornite dal medico prescrivente dell'esame radiologico, che deve aver preventivamente valutata la giustificazione e l'appropriatezza prescrittiva dell'esame, nel rispetto delle linee guida nazionali sotto la propria responsabilità”. Orbene, questa “dimostrazione oggettiva” come si concreta e come si documenta? È un mero presupposto del “semplice atto di sottoposizione all’esame”, oppure è un elemento che si proietta anche nella forma dell’atto? In questo secondo caso, dovrebbe avere riscontro nelle “informazioni fornite” di cui occorre far menzione in cartella clinica, ma ciò presupporre un atto a monte da parte del medico prescrivente, nel qual caso il cosiddetto consenso implicito perderebbe ulteriormente la sua caratteristica di “semplice atto di sottoposizione alla prova”. Altrimenti, una domanda è inevitabile: come si configura e dove si colloca, concretamente, la “dimostrazione oggettiva che le necessarie informazioni per poter esercitare una scelta consapevole da parte del ricoverato sul sottoporsi o meno alla procedura siano state correttamente fornite dal medico prescrivente”?  

In definitiva, la figura del consenso implicito nasce da una esigenza di semplificazione che è rilevante e diffusa, e la strada imboccata è promettente; tuttavia, è innegabile che qualche ulteriore chiarimento potrebbe giovare.